domenica 1 febbraio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:18

 (segue da qui)

Il “silentium seculi”, di cui W. B. Smith ha parlato a sua volta, qui indica il silenzio su Gesù durante il 1° secolo della nostra era, che a quanto pare è totale; il fatto che anche Seneca non menzioni affatto i cristiani è notato da Agostino (De civitate Dei 6:11). A Traiano, nel 112 o 113, Plinio il Giovane (Ep. 10:96) scrisse circa i cristiani che, secondo quanto essi stessi dichiaravano, tutta la loro colpa o errore consisteva nel riunirsi in certi giorni prima dell’alba per cantare insieme lodi a Cristo come a un dio. A Traiano Plinio, come legatus pro praetore, avrebbe riferito quanto segue: “È mia costante abitudine, o Signore, sottoporre a Voi tutto ciò su cui provo incertezza; chi meglio può far cessare i miei dubbi o chiarire la mia ignoranza? Non ho mai partecipato a indagini riguardanti i Cristiani; [1] perciò non so cosa e in quale misura di solito venga punito o investigato. Non mi ha nemmeno chiarito se debbano essere fatte differenze di età, o se i giovani debbano essere trattati come gli adulti; se il pentimento dia diritto al perdono, o se chi è stato una volta Cristiano non possa trarne beneficio; se il nome stesso comporti colpa, o se siano punibili soltanto le azioni ad esso collegate. Intanto ho proceduto così con coloro che mi venivano presentati come Cristiani. Li ho interrogati, se fossero Cristiani. Coloro che confessavano sono stati interrogati di nuovo e più volte sotto minaccia di pena; i recalcitranti li facevo condurre via. Qualunque cosa confessassero, non dubitavo che una resistenza ostinata e inflessibile meritasse punizione. Alcuni, altrettanto testardi, li ho inviati alla città a causa della loro cittadinanza romana. Presto, poiché la persecuzione stessa — come sovente avviene — fece aumentare il peso del reato, si verificarono diversi casi. Ricevetti una lista non firmata con una moltitudine di nomi. Coloro che negavano di essere stati Cristiani, o di esserlo ancora, facevo pronunciare una preghiera agli dèi e compiere atti di culto davanti alla vostra effigie — che facevo portare insieme alle statue degli dèi — offrendo incenso e vino; inoltre dovevano bestemmiare Cristo, e allora ritenevo di poterli rilasciare. Perché, come si dice, non è possibile costringere a nulla del genere chi è veramente cristiano. Altri, indicati da un testimone, confessavano di essere Cristiani, ma poi lo negavano subito, sostenendo di esserlo stati e di essersi poi allontanati. Tutti rivolsero rispetto alla vostra effigie e alle statue degli dèi e maledissero Cristo; affermarono che tutta la loro colpa o errore consisteva nel fatto che avevano l’abitudine, in giorni stabiliti prima dell’alba, di riunirsi e rendere insieme lode a Cristo come a un dio, e che si impegnavano con dei sacramenti  — sotto giuramento?? [2] —  non a compiere qualche azione malvagia, ma a non commettere furti, rapine, adulteri, disonestà o la sottrazione di beni dati in pegno; dopo di che era loro consuetudine separarsi e riunirsi per un pasto comune innocente. Di questo cessarono dopo il mio editto, con il quale, come da vostro ordine, avevo proibito le associazioni segrete. Ritenni poi necessario ottenere la verità anche mediante tortura da due schiave, chiamate ancelle, ma non ho trovato altro che una devozione contraria e sfrenata; sospesi quindi le ulteriori indagini e mi sono rivolto a voi per avere istruzioni. Mi è parso importante considerare soprattutto il numero di persone coinvolte: molti individui di ogni età e condizione, di entrambi i sessi, sono in pericolo o vi verranno coinvolti. Non soltanto nelle città, ma anche nei villaggi e nelle campagne la contaminazione di quella superstizione si è estesa; tuttavia pare che possa ancora essere fermata e domata. È certo che i templi, che erano quasi abbandonati, hanno ricominciato ad affluire, che i riti sacri, dopo lunga interruzione, sono ripresi e che c’è di nuovo domanda per la carne degli animali sacrificati, per la quale poco tempo fa si trovavano pochi compratori; da ciò si può facilmente arguire quanta gente potrebbe essere processata, nel caso si concedesse indulgenza a coloro che mostrano pentimento.

NOTE
[1] In 1 Pietro 2:3 si dice ancora che Chrestos è il Signore; in Atti 11:26, 26:28 e 1 Pietro 4:16 la prima mano del codice sinaitico ha scritto ancora “Chrestiano” e “Chrestiani”, e presso Giustino (Apologia 1:4) e Tertulliano (Apologetico 3) risulta che si pronunciava davvero così; può darsi che chi la pensava diversamente intendesse con ciò, in tono di scherno, dire “bravi ragazzi”, una designazione che, tuttavia, a Roma sarebbe potuta essere applicata innanzitutto ai veneratori di Serapide, anch’essi originari di Alessandria. Da qui probabilmente deriva, nella de vita Saturnini di Vopisco, la confusione nel seguente scritto: “Adriano Augusto saluta il console Urso Serviano. Quell'Egitto che tu lodavi, Serviano carissimo, a me ha dato l'impressione di una terra di gente leggera, indecisa e pronta a mutare partito ad ogni occasione. Laggiù gli adoratori di Serapide sono Chrestiani, e quelli che si dicono vescovi Chrestiani sono devoti di Serapide. Non c'è capo di sinagoga giudea, samaritano o sacerdote chrestiano che non sia anche astrologo, aruspice o praticone. Lo stesso patriarca (di Tiberiade?), appena arrivato in Egitto, per accontentare tutti è costretto ad adorare ora Serapide, ora Chrestos. Si tratta di gente incostante, insolente e irrequieta....  L'unico loro vero dio è il denaro: lo venerano un po' tutti dai Chrestiani ai Giudei, e tutte le nazionalità dell’Egitto”. E così via. — “Gesù il Chrestos” è stato trovato su un papiro egiziano di magia. 
[2Ma confronta qui Matteo 5:34, Giacomo 5:12, Giustino, Apologia 1:16, 5 ecc.

Nessun commento:

Posta un commento