mercoledì 28 gennaio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:14

 (segue da qui)

“Le parole ‘il fratello di Gesù, chiamato Cristo, il suo nome era Giacomo’, insieme con la congiunzione ‘e’ e con ‘altri’, sono state messe in dubbio come non autentiche; a mio avviso, del tutto a ragione”. Così W. B. Smith a p. 231 di ‘Ecce Deus’. Se nel seguente racconto di Flavio Giuseppe (‘Guerra Giudaica’ 6:5, 3) si debba ravvisare un indizio in tal senso, sia lasciato al giudizio del lettore, senza ulteriori osservazioni: “Un certo Gesù, figlio di Anania, un contadino di umili origini, quattro anni prima della guerra, proprio quando la città godeva di pace e prosperità, giunse alla festa durante la quale, secondo l’antico uso, tutti costruiscono capanne vicino al Tempio in onore di Dio, e cominciò improvvisamente a gridare: ‘Una voce da oriente, una voce da occidente, una voce dai quattro venti, una voce su Gerusalemme e sul Tempio, una voce sugli sposi e sulle spose, una voce su tutto il popolo!’ E così andava gridando giorno e notte per tutte le vie della città. Alcuni dei notabili, irritati da quelle grida di cattivo augurio, afferrarono l’uomo e lo bastonarono duramente; egli però, senza difendersi né rivolgere alcuna supplica ai suoi flagellatori, continuò a ripetere le stesse parole di prima. I capi del popolo, ritenendo – a ragione – che l’uomo fosse spinto da una qualche ispirazione maligna, lo condussero davanti al governatore romano, presso il quale fu flagellato fino all’osso; ma questo non lo indusse né a pregare né a piangere. A ogni colpo rispondeva soltanto, con voce lamentevole: ‘Guai, guai a Gerusalemme!’ Albino, procuratore (successore di Festo dal 62), lo interrogò su chi fosse, da dove venisse e perché gridasse così, ma a tutte queste domande non rispose; non smise mai di lamentarsi sulla sorte della città, finché Albino, pensando che fosse impazzito, lo lasciò andare. Fino al tempo della guerra non rivolse più la parola a nessun compatriota, né lo si vide conversare con qualcuno; solo, durante il giorno, come se meditasse una preghiera, gemeva: ‘Guai, guai a Gerusalemme’. Non maledisse mai nessuno, pur venendo bastonato ogni giorno, né benedisse coloro che gli davano da mangiare: la sua sola risposta a tutti era quella parola di sciagura. Gridava soprattutto durante le feste, e continuò così per sette anni e cinque mesi, senza che la voce gli venisse meno né che egli si stancasse, finché infine, al tempo dell’assedio, quando vide avverarsi la sua profezia, trovò pace. Camminando allora sulle mura, gridava come sempre con voce penetrante: ‘Guai, guai sulla città, sul Tempio e sul popolo!’; e quando infine aggiunse: ‘Guai, guai anche a me’, fu colpito da un sasso lanciato da una macchina e morì sul colpo, esalando l’ultimo respiro mentre ancora pronunciava le sue parole di lamento”.

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