martedì 27 gennaio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:13

 (segue da qui)


Il lettore pensi qui, per esempio, ad Esdra 3:2.9, Matteo 28:10, Marco 3:15, Giovanni 20:17, Atti 28:14–15, Romani 8:29 e 1 Pietro 2:17, per chiedersi se Anania abbia forse condotto davanti al sinedrio, in Giacomo, un esponente della “confraternita del cosiddetto Cristo Gesù”. “Fratelli che hanno la testimonianza di Gesù” — la testimonianza di Gesù, che è “lo spirito della profezia — vengono menzionati in Apocalisse 19:10, per essere qualificati ancora una volta, in Apocalisse 22:9, esplicitamente come “profeti”. Certo, ci si aspetterebbe come designazione dei Gesuani non “fratelli di Gesù”, ma “fratelli in Gesù”; tuttavia Giustino Martire (Dialogo, 105) parla di “suoi fratelli gli apostoli”. Bisogna poi considerare che “lo spirito di Gesù”, di cui si parla in Atti 16:7 (cfr. Filippesi 1:19 e 1 Pietro 1:11), non è uno spirito che possa dirsi fratello carnale del capo della comunità di Gerusalemme, Giacomo, di Atti 21:18. In Marco 5:37, 9:2, 14:33 e Galati 2:9 ci si chiede inevitabilmente se inizialmente non si sia inteso lo stesso Giacomo; e in 1 Corinzi 9:5, che deve ritenersi inserito in un secondo momento [1] tenendo conto di 1 Corinzi 7:1.8, sorge il pensiero che dei fratelli carnali di Gesù difficilmente abbiano mai compiuto viaggi missionari per annunciare che il loro fratello defunto fosse il Messia, destinato presto a ritornare sulle nubi del cielo. La domanda sorprendentemente poco giudaica di Marco 6:3, dove si tace del padre di Gesù e Gesù è chiamato il falegname, difficilmente può essere considerata un elemento originario del racconto, in vista dei nomi identici in Marco 15:40 e dell’osservazione di Origene (Contro Celso 6:36), secondo cui nei vangeli Gesù non è mai chiamato egli stesso falegname. Origene riferisce inoltre (Contro Celso 1:47) che Giacomo era stato detto “fratello del Signore” non tanto per vincoli di sangue, quanto per la sua fede e la sua virtù; e Girolamo afferma, nel 387, in una nota a Galati 1:19, qualcosa di simile, richiamandosi a Giovanni 20:17, dove, egli dice, con “fratelli” si intendono gli apostoli. Ma in Galati 1:19, l’espressione “il fratello del Signore” accanto a Giacomo dev’essere stata dapprima un’aggiunta marginale, poi scivolata dal margine nel testo. Comunque sia, non è inverosimile che un “fratello di Gesù” di nome Giacomo sia stato lapidato a Gerusalemme nel 62, senza che fosse altro, in realtà, che un giudeo teosofico, un Minim. Secondo una tradizione cristiana del 175 (Eusebio, Hist. Eccl. 2:23), quel Giacomo — Giacomo il Nazoreo, come è chiamato da Epifanio (78:13) a motivo del suo ascetismo [2] — subì il martirio nel 69, poco prima dell’assedio di Gerusalemme, per la sua testimonianza che Gesù era il Cristo. A questo pensiero, tuttavia, sorge di nuovo il sospetto che anche il passo su Giacomo in Giuseppe sia nato da una falsificazione, inserita là dove il contesto lo rendeva più adatto — sospetto rafforzato dal fatto che Origene, il quale (3:46 Lomm.) si mostra sorpreso della menzione di Giacomo in Giuseppe, afferma (Contro Celso 1:47; 2:13) di avervi letto l’antica dichiarazione cristiana, oggi assente nel nostro Giuseppe, secondo cui per causa di Giacomo Gerusalemme fu assediata. In realtà, secondo la concezione cristiana, ciò era avvenuto in relazione alla crocifissione del Signore stesso; in Luca 23:48 si ode ancora un’eco della credenza che — come dice anche la Lettera di Barnaba 4:14 — Dio avesse abbandonato Israele a causa della crocifissione di Gesù. Il Codice Itala g¹ reca persino le parole: “Tutte le folle che si erano radunate per quello spettacolo, vedendo ciò che era accaduto, tornarono indietro battendosi il petto e dicevano: guai a noi, che cosa è avvenuto oggi per i nostri peccati? Perché — come pure in Luca 23:28 — la distruzione di Gerusalemme è vicina!” Pietro in Egitto (v. 25): “Cominciarono a battersi il petto e dissero: guai per i nostri peccati, il giudizio e la fine di Gerusalemme sono vicini!”


NOTE

[1] Weinel fa di 1 Corinzi 9:5 un argomento capace di zittire Drews. “Perché”, dice lui, “non si può pretendere di più, se non che un testimone di colui che è stato rinnegato dalla storia abbia conosciuto i fratelli e... le sue cognate” (‘Is het liberale Jezusbeeld weerlegd?’, p. 110). Un secondo argomento decisivo lo ritiene di avere in Galati 1:19.

[2] “Non venite a me, perché sono puro; non ho preso moglie e la mia gola non è una tomba aperta, ma sono un nazireo di Dio e non bevo vino, come gli altri”. Così, secondo Origene (5:291 Lomm.), parlavano i Catafrigi, contro i quali in 1 Timoteo (3:15) si sostiene la causa della “casa di Dio, l’Ecclesia, colonna e fondamento della verità”, cioè della (dirigenza della) Chiesa romana.

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