venerdì 23 gennaio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:9

 (segue da qui)


Il rabbino taumaturgo ebreo Baʿal Shem Ṭov scongiura “nel nome di Metatron, il principe della Presenza”; si veda, per esempio, la Spiegazione o verità apodittica di un amuleto cabbalistico di I. S. Borchardt, Berlino 1831. E a Capodanno, nella sinagoga, Gesù è chiamato il principe della Presenza, il principe Metatron. In un papiro magico pubblicato a Parigi da C. Wessely si è trovato uno scongiuro “per il Dio degli Ebrei, Gesù”; [1] nella lettera di Giuda, versetto 5, il miglior manoscritto legge: “che Gesù, dopo aver tratto fuori dall’Egitto il popolo per la seconda volta, distrusse gli increduli”. E nella Dottrina degli Apostoli, un catechismo alessandrino per proseliti di origine giudaica, rielaborato in epoca protocristiana, troviamo le singolari parole: “Ti rendiamo grazie, nostro Padre, per la santa vite di Davide tuo servo, che ci hai fatto conoscere per mezzo di Gesù tuo servo! — Ti rendiamo grazie per la vita e la conoscenza che ci hai fatto conoscere per mezzo di Gesù tuo servo! — Ti rendiamo grazie per l’immortalità che ci hai fatto conoscere per mezzo di Gesù tuo servo!” “Questo Gesù”, può ben dire A. Drews (in Il mito di Cristo, 2:308), “che annuncia la vita e la conoscenza e che con ciò è detto aver portato ai suoi l’immortalità, presenta una sospetta somiglianza con il Gesù degli antichi gnostici”. Si confronti qui l’inno naasseno conservato da Ippolito (5:10), dove “disse Gesù: Guarda, Padre, va sulla terra in cerca di mali uno che è sorto dal tuo respiro. Al Caos amaro egli cerca di sfuggire, né vede in che modo salvarsi. Per questa ragione mandami, Padre! Portando i sigilli io discenderò. Passerò attraverso gli Eoni. Rivelerò tutti i misteri e mostrerò la forma degli dèi: trasmetterò i segreti della santa via, che chiamerò gnosi.


NOTE

[1] Ὁ λόγος ἐστὶν ἑβραϊκὸς καὶ φυλασσόμενος παρὰ καθαροῖς ἀνδράσιν [=“Il discorso è ebraico ed è custodito presso uomini puri”].  A. Dieterich: “Chi sono questi uomini puri? … Diciamolo subito: sono Esseni o Terapeuti”. (‘Abraxas’, 1891, p. 143). “Compagni di culto esseni … erano i nostri ἄνδρες καθαροί”. (Nota a piè di pagina a p. 146). Che gli Esseni siano stati così chiamati a motivo della loro pietà, lo afferma Filone in ‘sulla libertà del nobile’, 12; ma il significato del nome stesso non è certo. — Cfr. qui Ebrei 1:8–9; 2:9 ecc.

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