venerdì 2 gennaio 2026

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 5:10

 (segue da qui)


L’autore della lettera ai Galati è uno dei Minim, dei teosofi o degli gnostici che, partendo dalle scritture giudaiche, si sono levati contro il giudaismo in modo così scoperto che persino Filone aveva manifestato la propria opposizione contro la loro mentalità antinomista e aveva voluto escludere questi “figli dello Spirito” dalla comunità del Signore. Egli non è certo un discepolo di Gamaliele. Dalla maledizione della Legge — esclama — Cristo ci ha riscattati” (Galati 3:13). “Osservate giorni, mesi e tempi?” (4:10). “State saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati; io vi dico che Cristo non vi gioverà a nulla se vi fate circoncidere” (5:1-2). “Se siete guidati dallo Spirito, non siete più sotto la Legge” (5:18). Difficilmente tutto ciò può essere stato scritto da un giudeo per dei giudei, benché le persone che correvano il rischio, in quanto “gesuani”, di lasciarsi imporre la circoncisione mosaica, avessero frequentato probabilmente spesso le sinagoghe dall’interno come Hypsistari e lettori allegorizzanti della Settanta. Che la dottrina simbolica della riconciliazione mediante Cristo — che in realtà è una riconciliazione “in” Cristo — sia stata esposta con nuove allegorie secondarie, risulta da Galati 4:24, dove Sara e Agar sono presentate come due alleanze. Tra uomini e donne, ad esempio, i figli divini di Gesù non fanno più distinzione mosaica, come si legge in Galati 3:28. Ci troviamo qui nella maniera più evidente nel vasto mondo della religiosità come essa fermentava, viveva, soffriva e lottava nell’Impero romano del 2° secolo della nostra era. L’uomo che in Galati 3:19 parla di Mosè come di un mediatore aveva probabilmente letto il libro alessandrino sulla fine e l’assunzione di Mosè; e chi in Galati 2:16 afferma che non l’osservanza mosaica della Legge, ma la fede “gesuana” porta la salvezza, è un teosofo ellenistico, del tutto affine — come risulta da Ireneo (1:23,3) — al capo dei simoniani. Che l’osservanza della Legge non ci conduca a Dio, e che (non la giustizia del Signore, ma) la grazia del Padre (Galati 1:3) sia ciò che deve salvarci e redimerci, non lo ha scoperto un fariseo o figlio di farisei (Atti 23:6) degli anni 55-65, bensì un teosofo ellenistico del 130 circa.

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