(segue da qui)
Weiss osserva (p. 126) che già a partire da Paolo l’etica cristiana ha mostrato una marcata influenza stoica. E nella ‘Quarterly Review’ di luglio 1910, E. Bevan afferma: “Non si può negare che, quando i primi predicatori del cristianesimo spiegavano la posizione di Gesù nell’insieme delle cose, lo facessero in termini che ricordano strettamente concezioni già diffuse nei mondi pagano e giudaico; spiegare questo fatto sarà forse il grande problema della teologia cristiana per qualche tempo a venire” (pag. 230). “È inutile fingere che l’elemento trascendente nel carattere e nell’insegnamento di Gesù sia qualcosa di facilmente separabile, senza il quale il resto rimarrebbe valido comunque; ma se sosteniamo le credenze trascendenti del cristianesimo, cosa dobbiamo fare dei paralleli ellenistici? — È possibile che tutte le difficoltà non siano ancora state pienamente affrontate” (pag. 231).

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