(segue da qui)
Johannes Weiss osserva (pag. 39) che la fede nel Cristo morto e risorto, alla luce di una conoscenza generale della storia delle religioni, presenta nel suo insieme — sebbene non nei particolari — la struttura dei miti cultuali pagani; ed egli stesso ha persino riconosciuto che l’opera divulgativa di Robertson possiede un suo interesse. “Di valore”, afferma (pag. 51), “è per noi l’analisi di Robertson, che mette in evidenza come nel racconto manchi ogni vera rappresentazione di persone e di fatti, come il mutamento di scena avvenga senza transizioni, e come il dialogo o le parole predominino; sarebbe utile esaminare più attentamente lo stile dei racconti e, almeno una volta, porre la domanda su quale forma le singole scene abbiano avuto in origine, e a quali modi di presentazione esse fossero destinate. — Il libro merita, per una volta, una critica e una frusta radicali”. Eine eingehende Kritik und Auspeitschung! Infatti, come aveva già dichiarato Carl Clemen nella sua ‘Religionsgeschichtliche Erklärung des Neuen Testaments’ del 1909, “una spiegazione ‘storico-religiosa’ è impossibile quando conduce necessariamente a conclusioni insostenibili, o parte persino da tali presupposti”. E il lettore avveduto comprende che qui, una volta per tutte e in anticipo, è fissata l’“impossibilità” o “insostenibilità” — cioè l’inaccettabilità — di una spiegazione interamente “idealistica”. In questo caso, l’esempio per eccellenza ne sarebbe Gesù il Nazoreo, il quale — per adempiere Isaia 9:1-2 ? — deve essere venuto in persona da Nazaret di Galilea a Gerusalemme per essere crocifisso. In Atti 24:5 tuttavia si parla di una setta dei Nazorei. Ma erano costoro uomini provenienti da Nazaret? O è forse Gesù il Nazoreo un Gesù dei Nazorei? È persino possibile che la “sua città” (Matteo 9:1), cioè Cafarnao (Marco 2:1), non sia altro che un’invenzione simbolica? Flavio Giuseppe, nella sua descrizione della Galilea (Guerra Giudaica 3:10,8), menziona una potente sorgente che rendeva fertile la regione e che presso gli abitanti era chiamata Capharnaum; ma “in quel giorno” — aveva predetto il profeta (Zaccaria 13:1) — “una sorgente sarà aperta per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme, per la purificazione dal peccato e dall’impurità”. Una città di nome Nazaret non è menzionata nell’Antico Testamento, né da Flavio Giuseppe; anche il Talmud, che si dice elenchi più di sessanta località della Galilea, tace del tutto su Nazaret. Per questo T. K. Cheyne domanda nella colonna 3360 della sua ‘Encyclopaedia Biblica’: “Fu mai Nazaret originariamente il nome di una città o di un villaggio?” Epifanio riferisce (18:1) di una tribù ebraica di Nazorei in Gàlaad, nel Basan e nelle regioni al di là del Giordano, che seguiva una legge mosaica diversa da quella giudaica, non mangiava carne e non offriva sacrifici; egli parla inoltre (29:6) di Nasarei che esistevano già prima di Cristo e nulla sapevano di lui, proprio come oggi, nella Bassa Babilonia, vivono i Mandei [1] osservanti della domenica, che non hanno mai aderito al cristianesimo e sono rimasti ostili al Messia Gesù, ma i cui dotti si chiamano Nazorayya, cioè Nazorei. [2] È dunque il Gesù il Nazoreo di Atti 22:8 un Gesù di Nazaret? In Ireneo (1:21,2) risulta che egli era anche chiamato Gesù Nazarias, e nella sinagoga i Minim suoi seguaci furono da sempre maledetti come ‘Nozerim’; ma ha-Nozri, tuttavia, non significa un uomo di Nazaret, anche se — cfr. 2 Re 17:9 e Geremia 31:6 — “Gesù il Nozri” avrebbe potuto significare Gesù il Guardiano, Custode, Protettore. È in effetti più che una semplice congettura che “Gesù il Nazoreo” sia stato interpretato, fuori della terra d’Israele, come “Gesù di Nazaret”, e che nella stessa terra d’Israele si sia poi dato il nome di Naçaret o Naçara a un luogo il cui nome già evocava l’idea di “custodia” o sorveglianza. [3] Qui, certo, si presuppone la possibilità di uno scambio tra ç e z, come si riscontra in mazzâ e μάζα, o, per esempio, in Genesi 10:23 e 13:10, dove la Settanta ha Οὐζ e Ζογορα per Uz e Zoar. Considerando il “non siate in ansia” di Matteo 6:25, i “capelli contati” di Matteo 10:30 e i “salvati” di 1 Corinzi 1:18; 2 Corinzi 2:15 ed Efesini 2:5.8, si potrebbe anche supporre che gli originari Nazorayya debbano essere pensati sul modello dei ‘Naṣoeree di Israele’ di Isaia 49:6, cioè come “custoditi” o “protetti”, — i “coloro che sono sotto protezione”, dunque, come “l’Israele di Dio” (Galati 6:16). “Poiché non tutti sono Israele, quelli che provengono da Israele” (Romani 9:6) “Guardate l’Israele secondo la carne!” (1 Corinzi 10:18). “Su di loro è venuta l’ira fino alla fine” (1 Tessalonicesi 2:16). “Voi li vedete abbandonati” (Barnaba 4:14).
NOTE
[1] Manda’ è aramaico, accanto all’ebraico maddâ’, che significa conoscenza, gnosi; i “Mandei” sono quindi, propriamente, dei teosofi.
[2] Cfr. in proposito W. Brandt, ‘Die Mandäische Religion’ (1889), pag. 140.
[3] Si intende Hethlon, Hittalon o Hinnathon, che compare nelle lettere di Amarna e negli annali di Tiglat-Pileser II; anche “Hinnathon” sembra significare protezione, e l’ipotesi più recente è che il nome Nazaret sia stato applicato all’antica Hinnathon.

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