lunedì 2 marzo 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 2:3

 (segue da qui)

Per il Dio d’Israele, per lo stesso Israele, per Kewan il sanguinario, un tempo fu sacrificato Giuda, l’unico figlio. Ma per chi, a chi, e da chi, invece, è detto essere sacrificato l’uomo sofferente di Isaia 53, il Messia o Uomo sofferente del Deutero-Isaia? “Messia”, infatti, sembra significare in persiano il primo Uomo, e nel suo “uomo dei dolori” il grande profeta dell’esilio potrebbe aver pensato a quella parola persiana per Uomo [1] — il che spiegherebbe come un Mesjîhâ o “Unto” sofferente possa, in seguito, essere stato inteso dai giudei più tardi in modo errato, come un quid pro quo. Che dietro Isaia 53 si nasconda un “mistero”, si comincia oggi a riconoscerlo — anche, o proprio, da parte dei più liberali — e, per uno sguardo non offuscato, nulla è più chiaro del fatto che, su questo fondamento “misterico”, nasce il Vangelo. Si giudichi: “Ecco, il mio servo prospererà; sarà innalzato, esaltato, grandemente glorificato — come molti si sono stupiti di lui, tanto era sfigurato il suo aspetto: non sembrava più un uomo, e il suo sembiante non era più quello di un figlio d’uomo! Così molte nazioni saranno prese da stupore alla sua vista, i re si chiuderanno la bocca, perché vedranno ciò che non era stato loro narrato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. Chi ha creduto a ciò che abbiamo udito, e a chi è stato rivelato il braccio del Signore? Egli è cresciuto davanti a lui come un germoglio, come una radice in terra arida; non aveva bellezza né splendore tali da attrarci, né apparenza tale da piacerci. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori, esperto nella sofferenza, come uno davanti al quale ci si copre il volto; disprezzato, e noi non ne abbiamo fatto caso. Eppure egli portava le nostre malattie, si era addossato i nostri dolori; noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato, mentre egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui, e per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo erranti come pecore, ciascuno seguendo la propria via; e Jahvé ha fatto ricadere su di lui la colpa di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca, come un agnello condotto al macello, come una pecora muta davanti ai suoi tosatori. Con oppressione e ingiusto giudizio fu tolto di mezzo; chi si è preoccupato della sua sorte? Fu stroncato dalla terra dei viventi, colpito a morte per le colpe del mio popolo. Gli fu assegnata la sepoltura con gli empi, e con i ricchi fu posto nel suo tumulo, benché non avesse commesso violenza né ci fosse inganno nella sua bocca. Ma è piaciuto al Signore prostrarlo con la sofferenza; se offrirà se stesso in sacrificio di espiazione, vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e per mezzo di lui riuscirà il disegno del Signore. Dopo il suo tormento, vedrà la luce e sarà saziato; per la sua conoscenza il giusto, mio servo, giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò gli darò in premio le moltitudini, e con i potenti dividerà il bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato tra i peccatori, mentre portava il peccato di molti e intercedeva per i trasgressori”.

NOTE
[1Hertlein: “Nel cerchio delle rappresentazioni persiane e indiane esiste effettivamente un Uomo primordiale. L’elemento più importante di questo mito è il sacrificio dell’Uomo primordiale, dal quale dovrebbe scaturire ogni forma di vita” (‘Die Menschensohnfrage im letzten Stadium’, pag. 97).

Nessun commento: