mercoledì 4 febbraio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:21

 (segue da qui)



Dalla risposta di Traiano non si fa menzione in un altro rescritto sugli stessi Cristiani attribuito ad Adriano, inviato al proconsole Minucio Fundano, e oggi letto dopo il grande discorso apologetico di Giustino e nella storia ecclesiastica di Eusebio: un rescritto in cui l’approccio verso i Cristiani, ben espresso, è tanto favorevole quanto sfavorevole verso gli accusatori o denunciatori; a sua volta, tale rescritto di Adriano non viene citato nella vita di Adriano di Elio Spartano, uno degli scriptores historiae Augustae intorno al 275. Anche il rescritto di Traiano non sembra essere stato noto a Dione Cassio, da cui ci è pervenuta tramite il monaco Xifilino la descrizione di Traiano nel 68° libro; e altrettanto poco risulta che Ammiano Marcellino, la cui storia copre il periodo dal 96 al 371, sapesse qualcosa dei processi ai Cristiani nel 112. Notevolmente pacato è il tono del più antico discorso apologetico cristiano, scritto intorno al 140 — cfr. qui Matteo 10:18 — che non menziona alcuna procedura; anche Giustino Martire, intorno al 150, non parla ancora della risposta di Traiano, così come Melitone di Sardi, il cui autentico o falso discorso apologetico, datato tra il 150 e il 170, verrà poi in parte citato da Eusebio, dove si fa menzione della risposta di Adriano a Fundano e di un rescritto altrettanto sospetto di Antonino Pio. “Senza timore camminiamo lungo le strade e navighiamo dove vogliamo”, aveva testimoniato intorno al 185 Ireneo (4:30,3) lodando la ‘pax romana’, e ancora nel 248 Origene (‘Contro Celso’ 3:18) riconosceva che coloro che erano morti per la fede cristiana erano ancora pochi e facilmente numerabili; solo sotto l’imperatore Decio (249-251) l’Impero romano sembra aver concepito una difesa sistematica contro il cristianesimo, e Cipriano, tra gli altri, che nel 258 fu messo a morte, risulta essere, secondo il suo biografo, il primo martire tra tutti i capi delle comunità africane. “La Chiesa”, dice Ernest Havet in ‘Le Christianisme et ses origines’ (4:481), “ha prodotto infinitamente più martiri di quanti ne abbia mai avuti essa stessa”.

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