lunedì 16 febbraio 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? 1:33

 (segue da qui)

Ch. Fr. Dupuis scrisse nel 1798 che Tacito racconta ciò che la leggenda narrava. E ai nostri giorni persino il credente Curt Delbrück riconosce: “Non deve aver avuto davanti a sé gli acta della condanna di Cristo” (‘Hat Jesus Christus gelebt?’, pag. 31). “Che intorno all’anno 100”, osserva J. Weiss (p. 88), “i tratti fondamentali di una tradizione cristiana del tutto inventata dovessero già essere pronti, è cosa che parla da sé; così Tacito potrebbe anche attingere a quella tradizione”. Si aggiunga che quella tradizione, attraverso le parole di Giustino, faceva riferimento agli Atti di Pilato, che probabilmente non erano mai esistiti. Ciò non toglie che Tacito, ai suoi tempi — intorno al 117 —, avrebbe certamente potuto udire dai cristiani qualcosa sulla crocifissione di Cristo avvenuta sotto Tiberio. Presupponendo l’autenticità delle parole in questione, si potrebbe allora supporre che i cristiani romani di quei giorni avessero raccontato a Tacito qualcosa di ciò che era accaduto ai loro bisnonni, che non si erano ancora separati dalla sinagoga, a causa della gioia vendicativa che essi, in quanto messianisti, avevano manifestato in occasione dell’incendio di Roma — cfr. qui Apocalisse 18:6, 8 — e che la denuncia di una grande moltitudine di persone da parte dei primi arrestati si potrebbe allora interpretare come un atto di invidia da parte di nazionalisti giudei, i quali non volevano lasciare impuniti i più teosofici seguaci di Gesù. Ma quanto può essere credibile parlare di una simile tensione — per non dire frattura — già nel 64? I seguaci teosofici di Gesù (Atti 28:22) potrebbero essere o meno già esistiti, ma non risulta né da Filone di Alessandria né da Flavio Giuseppe che prima della caduta di Gerusalemme e della distruzione del Tempio vivessero già i cosiddetti Minim “detestati”, cioè i Nazorei, “detestati” e al contempo, insieme agli ebrei, perseguitati come messianisti e nemici di Roma. Né da Atti 21:20 si può ricavare una conferma di ciò. Ma Tacito, o il cosiddetto Pseudo-Tacito, non parla neppure di Gesù o dei Nazareni; egli parla di Cristo e di Pilato come un cristiano che sa immediatamente che cosa pensare di quel nome, per poi presentare i cristiani messi a morte come una moltitudine immensa, odiata dal popolo — una moltitudine che difficilmente può essere realmente esistita. C’era forse, già nel 64, una “confessione” cristiana degna di menzione? Il verbo privo di oggetto “fateri” (“confessare”) riferito all’arresto fa pensare fortemente alla “professione di fede” del linguaggio ecclesiastico successivo; ma la descrizione della setta — benché, secondo la stessa narrazione, essa avesse attirato l’attenzione delle autorità romane già cinquant’anni prima — resta notevolmente vaga. Tacito, che altrove scrive “generis humani”, avrà per caso lasciato scivolare dalla penna “odio humani generis”? E un procuratore aveva davvero il diritto di infliggere la pena capitale? Ai tempi di Nerone si applicava come pena di morte il rogo? Vi furono incendiari bruciati vivi che non fossero stati riconosciuti colpevoli d’incendio, né la cui complicità fosse stata provata — dopo che avevano confessato? Le vittime furono forse bruciate nei giardini vaticani, nei giardini di Nerone, proprio là dove, secondo la stessa testimonianza di Tacito, ai privati rimasti senza casa e senza possedimenti a causa dell’incendio era stato assegnato un rifugio, e dove era sorta una moltitudine di tende e baracche di legno? Abbiamo qui la voce di uno storico romano, oppure quella di un cristiano che scrive sotto il suo nome, e che ha voluto far sembrare che i suoi correligionari fossero stati vittime della crudeltà di Nerone, ma che con la sua falsificazione ha spezzato il nesso tra Annali 15:43 e 15:45, proprio come l’interpolatore del passo su Gesù aveva infranto la coerenza del testo in Flavio Giuseppe? Si consideri inoltre che, se Tacito avesse parlato di “Gesù” laddove avrebbe dovuto riferire di Gesù — cioè sotto il governo di Tiberio — l’accenno a “Cristo” nel racconto su Nerone non avrebbe avuto alcun senso; ne seguirebbe che egli altrove non avrebbe dovuto parlare di Gesù. E poiché, o nella misura in cui, in Annali 15:44 egli parla in modo interpolato di “Cristo”, egli non deve aver parlato affatto di Gesù; in ogni caso Annali 15:44 va considerato come un’interpolazione posteriore. “La concordanza dei risultati”, scrive Smith a p. 248 di ‘Ecce Deus’, “ci costringe a considerare il passo come probabilmente interpolato; giungiamo con decisione alla conclusione che questo celebre capitolo, come ora si presenta, con preponderante probabilità deve essere attribuito a una mano diversa da quella di Cornelio Tacito”.

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