sabato 6 dicembre 2025

Gerard Bolland: IL VANGELO — Un ‘rinnovato’ tentativo di indicare l’origine del cristianesimo 4:2

 (segue da qui)

“Cercate e troverete!” (Matteo 7:7). Numerosi passi evangelici mostrano già di per sé che il vangelo gesuano sul regno di Dio (Luca 8:11) è la predicazione cosmopolita di una teosofia giudaico-ellenistica (1 Corinzi 2:7; Luca 11:49; Matteo 23:34), la quale parla — e deve parlare — in un linguaggio più o meno velato (Matteo 13:10-13.34; 16:5-12; Marco 4:10-12.33-34; 6:52; Giovanni 16:25), poiché presuppone le attese, nutrite nella terra d’Israele, di una redenzione vendicatrice (Luca 24:21; Atti 1:6), per spiritualizzarle (Luca 17:20-21) e innalzarle o trasfigurarle in una confraternita (Matteo 23:8) piena di riconciliazione e abnegazione (Matteo 10:38; 16:24; 20:28; 21:5). Lo spirito delle aspettative giudaiche, insegna il Vangelo (Matteo 4:1-11; 16:21-23), è in realtà uno spirito impetuoso, che tenta Dio, o uno spirito maligno; l’espulsione di questo spirito impuro e malvagio (cfr. Marco 1:24-26) costituisce la realizzazione stessa del vero regno di Dio (Matteo 12:25-28), e la vera redenzione è redenzione dal peccato (Matteo 1:21; 26:28). A ciò si deve tra l’altro il fatto che nel Vangelo si parli in modo enigmatico del “Figlio dell’Uomo” come di uno che è presente (Matteo 8:20), e tuttavia non c’è, ma deve venire (Matteo 16:28); e la gloria del Figlio di Dio evangelico non si manifesta in vita (Marco 9:9), ma si rivela quando egli non è più visibile ai più (Luca 24:44; Atti 10:41), e deve quindi essere contemplata con l’occhio dello spirito (cfr. Giovanni 14:19). La dottrina secondo cui Gesù crocifisso è il Figlio di Dio e, in quanto tale, il Cristo (Atti 9:20.22), si lascia riconoscere come un quid pro quo non palestinese (Matteo 16:22), ma alessandrino (cfr. Atti 18:24-26). In realtà, il Vangelo è l’annuncio di un nuovo (Marco 1:27; Luca 5:36-38) spirito (Matteo 18:20; 28:20; Atti 9:5; 16:7; 2 Corinzi 3:17), che proviene dal giudaismo (Giovanni 4:22) per elevarsi al di sopra di esso (Matteo 28:19; Marco 13:10; Luca 24:47; Giovanni 4:21). Che tale annuncio sia di per sé la predicazione di una “salutare follia”, cui deve seguire, per gli uditori più elevati, la spiegazione della dottrina della sapienza, è affermato anche al di fuori dei Vangeli (1 Corinzi 1:21; 2:2.6); e si apprende così che il Vangelo, come mistero pubblico (Romani 16:25; Colossesi 1:27), è verità figurata per i molti (1 Corinzi 6:15; 10:17; 12:27; Efesini 1:22-23; Galati 2:20; Efesini 2:6; 4:13; Colossesi 2:12). E questo, a ben vedere, è lo stesso che già nel Vangelo era stato detto, quando il suo discorso rivolto alla comunità venne dichiarato “parabola”, comprensibile solo agli iniziati: così la parola evangelica rivela già in sé ciò che essa nasconde, e continua a nascondere ciò che rivela — la figuratività dell’esempio parlante di un’amorevole e riconciliatrice umanità, che essa presenta come incarnazione dello spirito destinato a dominare nella vita futura di un mondo migliore.

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