martedì 21 aprile 2026

LA GRANDE QUESTIONE per la Cristianità dei nostri giorni — Gesù è esistito? SATURNO E IL SUO GIORNO.

 (segue da qui)


SATURNO E IL SUO GIORNO.

UN'APPENDICE.

Parlando dei pianeti, Plinio il Vecchio (Hist. Nat. 2:6) dice che la stella Saturno è la più alta e perciò appare la più piccola, – e che dunque la sua “sfera” deve ritenersi la più vasta. Pausania (5:7, 4) afferma che Crono per primo ebbe il dominio nel cielo; e presso gli Ofiti del 2° secolo (Origene, contra Celsum 6:31) Jaldabaoth è chiamato il primo e il settimo, Jaldabaoth, che essi esplicitamente [1] hanno identificato con il Dio dei giudei, e che non era altri se non il dio-pianeta Crono o Saturno. Dei Farisei sappiamo anche da Flavio Giuseppe che [2] credevano nel Destino; Saturno, dice Taziano (Orat. § 9), è l’amministratore del destino — τῆς εἱμαρμένης οἰκονόμος. Tertulliano (Apologeticum 9) racconta come a Cartagine, dove Saturno, secondo il dialogo Minosse di Platone (315 e), era noto come il dio dei Cartaginesi, ancora sotto il proconsolato di Tiberio gli fossero pubblicamente offerti bambini nei pressi della sua città. I Cartaginesi provenivano dalla Fenicia, e ancora al tempo di Agostino i contadini dei dintorni dell’antica Cartagine si chiamavano essi stessi Cananei; [3] cananea era la lingua di Tiro e Sidone, di Moab, Ammon, Edom, Israele e Giuda (Isaia 19:18). Perciò, ad esempio, Geremia (27:3) poteva aspettarsi che un suo messaggio fosse compreso allo stesso modo da Edomiti, Moabiti, Ammoniti, Tiri e Sidonii. E se i costumi cartaginesi erano costumi cananei, confrontabili con quelli d’Israele e di Giuda, saturnino era altresì il compiacimento che anche il Dio d’Israele un tempo trasse dal sangue: chi non pensa, di fronte ai sacrifici di bambini cartaginesi offerti a Saturno, a Esodo 13:2 e 22:29? O a Ezechiele 20:25-26? Lo Jahvè di 1 Re 16:34 non fu dunque migliore di Chemosh, al quale (2 Re 3:27) fu offerto il primogenito dal re moabita Mesa. “È una dottrina rabbinica che, finché esisteva il Tempio, l’altare procurava l’espiazione per Israele, ma che ora è la tavola dell’uomo a procurargli espiazione; cosa quanto mai significativa, poiché la più notevole sopravvivenza del sacrificio tra la razza in tempi moderni è quella che dimostra di conservare il principio stesso del sacrificio umano, cioè il rito delle Kapparot (espiazioni), l’uccisione di un gallo bianco alla vigilia di Yom Kippur, il giorno dell’espiazione” (J. M. Robertson, Pagan Christs, 2ª ed. 1911, pagine 172, 168). “In un resoconto inglese del 17° secolo sul rito praticato tra gli ebrei della Barberia, si nota che il sacrificio seguiva la lettura dell’antica confessione che si riteneva pronunciata dal sommo sacerdote durante il sacrificio del capro espiatorio” (pag. 169). Il narratore prosegue: “La ragione per cui essi scelgono un gallo per l’espiazione deriva da una parola ambigua nel Talmud, che può significare tanto uomo quanto gallo, [4] così che reputano la morte di un gallo equivalente a quella di un uomo; e a questo animale domestico vengono profanamente e ridicolmente applicati il capitolo 53 di Isaia e molti altri passi della Sacra Scrittura” (The Present State of the Jews, more particularly relating to those in Barbary, di L. Addison, cappellano ordinario di Sua Maestà, Londra 1675, pag. 186). [5] “Con ogni probabilità gli ebrei avevano praticato una qualche forma di questo rito molto prima dell'esilio. E, per quanto riguarda la prassi successiva, possediamo un significativo indizio talmudico nel detto di rabbì Eleazar, secondo cui è lecito uccidere un ‘am ha-aretz (uno ignorante della Legge, un rozzo ‘pagano’) nel giorno dell’espiazione, anche se cade di sabato” (pag. 160). [6] “Si dice che Antioco Epifane avesse trovato nel tempio di Gerusalemme un prigioniero greco che doveva essere sacrificato e mangiato sacramentalmente (Ap. ap. Jos. 2:7). [7] Alla luce di tutti gli indizi, soprattutto di quel detto rabbinico circa la liceità di uccidere un rozzo pagano nel giorno dell’espiazione, non possiamo dichiarare incredibile tale racconto; e l’obiezione di Flavio Giuseppe, secondo cui una sola vittima non avrebbe potuto bastare come pasto per la moltitudine dei fedeli, viene facilmente superata dal principio che le offerte per il peccato erano troppo sante per essere mangiate da altri che non fossero i sacerdoti” (pag. 173).


NOTE

[1] Οὕτὸς ἐστι, φασίν, ὁ θεὸς τῶν Ἰουδαίων, ὁ Ἰαλδαβαώθ [=“Costui è, dicono, il dio dei giudei, Ialdabaoth”].

[2] Come i “pagani”. Manilio: “Fata regunt orbem, certa stant omnia lege” [=“I destini governano il mondo, tutto è stabilito da una legge certa”]. “Scio omnia certa et in aeternum dicta lege decurrere” [=“So che tutte le cose scorrono secondo una legge stabilita e eterna”]. Demetrio presso Seneca, De Providentia 5:6.

[3“Interrogati nostri quid sint, punice respondentes Chanani, corrupta scilicet, sicut in talibus solet, una litera, quid aliud respondent quam Chananei?” [=“Interrogati su chi siano, i nostri rispondono in punico ‘Chanani’, corrotto, come spesso accade in tali casi, di una sola lettera: che altro rispondono se non ‘Cananei’?”] Epistola ai Romani, spiegazione iniziale 13.

[4] Si intende ‘gebr’, ‘gevr’; confronta per esempio Zohar III 171b. Il nome aramaico per il gallo è ‘tarnegóól’, ma l’antico cananeo non ha una parola per esso; il ‘sekhwi’ di Giobbe 38:36 probabilmente non significa gallo, e anche lo ‘zarzîr’ di Proverbi 30:31 non è un gallo, ma piuttosto un levriero.

[5] Qui appare il segreto di Azazel (Levitico 16:10), il segreto di Saturno — di Jahvé stesso.

[6] Un ebreo ortodosso può uccidere chi ha opinioni diverse: ‘Aboda Zara 26b. “Rabbì Eliezer ha detto: è permesso sgozzare un ‘am ha-aretz alla vigilia del giorno dell’espiazione, anche se cade di sabato”. — “Rabbì Samuel ben Nachman ha detto a nome di Rabbì Yohanan: si può squartare un ‘am ha-aretz come un pesce”. Pesachim babilonese 49b. “Rabbì Yohanan ha detto a nome di Rabbì Simeon ben Yehotsadaq che lo studioso sapiente che non è vendicativo e irascibile come un serpente non merita di essere chiamato studioso sapiente”, Yoma 22:2.

[7] Confronta qui Ezechiele 36:13-14.

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