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Aggiungiamo ora, a titolo provvisorio e per nostro conto, che la questione di ciò che dobbiamo pensare del Gesù dei nostri Vangeli costituisce, nel senso letterale della parola, un mistero — e che, in quanto tale, non è però un “mistero” nel senso esoterico del termine. In Germania, infatti, A. Gressmann, seguendo le orme di Gunkel, ha cercato di dimostrare, in un’opera sull’origine dell’escatologia israelitico-giudaica (pag. 302–333), che già Isaia 53 rimanda a un canto cultuale proveniente dai misteri, il quale doveva essere intonato nel giorno della morte del dio. Ai nostri fini, possiamo limitarci a osservare che, con parole e immagini derivate dalle scritture giudaiche, Gesù Cristo, sin dall’inizio — o per cominciare — “fu rappresentato come crocifisso davanti agli occhi” in ciò che le stesse scritture chiamano “il mistero del Vangelo”, “il mistero del Cristo” (Galati 3:1; Efesini 6:19; Colossesi 4:3). Ed è detto in modo abbastanza chiaro in che cosa consista questo mistero: esso è una rappresentazione esemplare di morte e rinascita, di discesa agli inferi e di ascesa al cielo, come venivano messe in scena, al di fuori della terra d’Israele, nella prima epoca della nostra era, in varie forme e sotto diversi nomi; e le consolanti speranze che ne venivano suscitate erano, da entrambe le parti, le stesse. I devoti di Osiride — che nel Libro dei morti è invocato come “re dell’eternità e signore degli immortali” — erano persuasi che anch’essi avrebbero partecipato alla vita eterna e alla beatitudine in un corpo senza difetti, poiché Osiride aveva vinto la morte ed era risorto dai morti, e ora viveva in un corpo perfetto in ogni sua parte. “Saremo simili a lui”, insegna anche la scrittura cristiana (1 Giovanni 3:2); “se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede” (1 Corinzi 15:17). Negli antichi misteri di Attis, ad esempio, il motto suonava: “Coraggio, o pii! Poiché il dio è salvo, anche noi, dopo dolore e sofferenza, saremo salvati” (Firmico Materno, ‘Sull’errore delle religioni empie’, 22). E nel mistero di Cristo si dice: “Non vogliamo, fratelli, che siate nell’ignoranza riguardo ai defunti, affinché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Poiché se crediamo che Gesù morì e risorse, così anche Dio, per mezzo di Gesù, condurrà con lui coloro che si sono addormentati” (1 Tessalonicesi 4:13–14; cfr. Romani 6:8; 1 Corinzi 15:17; Efesini 2:6; Colossesi 2:12, ecc.).

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