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Ecco dunque ciò che riferisce Tacito nei passi in cui egli tratta di eventi accaduti nella terra dei giudei, eventi che potrebbero far supporre anche una menzione di Gesù e dei suoi seguaci — menzione che tuttavia egli non fa, così come non la fa Giuseppe quando elenca e discute le sette giudaiche. “Il primo romano che sottomise i giudei fu Gneo Pompeo, e per diritto di conquista egli entrò anche nel tempio; da allora si seppe che al suo interno non c’era alcuna immagine divina, ma soltanto una dimora vuota, e che i misteri non significavano nulla. Le mura di Gerusalemme furono abbattute, ma il santuario rimase intatto. Poco dopo, quando nelle nostre guerre civili le province d’Oriente erano toccate a Marco Antonio, il re parto Pacoro occupò la Giudea, ma fu ucciso da Publio Ventidio, mentre i Parti venivano respinti al di là dell’Eufrate; Gaio Sosio sottomise i giudei. Il potere regale che Antonio aveva concesso a Erode fu ancora accresciuto da Augusto. Dopo la morte di Erode, un certo Simone, senza attendere il permesso dell’Imperatore, si arrogò il titolo di re; egli fu punito da Quinctilio Varo, quando questi ottenne la Siria; il popolo fu domato, e i figli di Erode governarono il paese diviso in tre parti. Sotto Tiberio vi fu tranquillità; poi però, quando Gaio Cesare ordinò di collocare la propria statua nel tempio, il popolo preferì impugnare le armi, un movimento che fu sventato dalla morte di Cesare. Dopo che i re erano morti o erano stati ridotti a un potere insignificante, Claudio assegnò la Giudea come provincia a cavalieri o liberti romani; uno di essi, Antonio Felice, esercitò (dal 52 al 61) con grande crudeltà e dissolutezza il potere di un re con l’animo di uno schiavo, dopo aver sposato Drusilla, nipote di Cleopatra e di Antonio, così che Felice era un pronipote di Antonio e Claudio un suo discendente” (Storie 5:9). “Posto a capo della Giudea, Felice credette, grazie al suo potente appoggio, di poter compiere ogni male impunemente. I giudei, certo, avevano offerto un pretesto di rivolta con i loro assembramenti tumultuosi; e benché, dopo la notizia dell’uccisione di Gaio, l’ordine non fosse stato eseguito, rimaneva il timore che qualche altro governatore potesse in futuro vivere la stessa esperienza. Frattanto Felice, con misure inopportune, incitava a trasgressioni nelle quali gareggiava con lui Ventidio Cumano, che aveva sotto di sé una parte della provincia, poiché questa era divisa in modo che la popolazione della Galilea dipendesse da Ventidio e quella della Samaria da Felice. Galilei e Samaritani erano da tempo nemici fra loro, e per disprezzo dei loro governanti ora meno trattenuti nel loro odio; così si depredavano a vicenda, mandavano bande di briganti, talvolta combattevano, e portavano ai procuratori bottino e preda. In un primo tempo questi lo tolleravano volentieri, ma poi, quando il disordine aumentò, mandarono in mezzo le truppe armate, e i loro uomini caddero. E la guerra sarebbe divampata nella provincia, se non fosse accorso in aiuto il legato di Siria, Quadrato. Contro i giudei che avevano osato uccidere soldati, si procedette rapidamente all’esecuzione della pena capitale; Cumano e Felice crearono imbarazzo, poiché Claudio, informato delle cause della sommossa, aveva disposto che si giudicasse anche i procuratori. Ma Quadrato presentò Felice tra i giudici e lo fece sedere nel tribunale, per intimidire lo zelo degli accusatori; per i delitti commessi da entrambi fu condannato Cumano, e la pace fu ristabilita nella provincia” (Annali 12:54).

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